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Gite turistiche

DA VISITARE

La struttura dell'attuale centro antico è stata in buona parte disegnata agli inizi del Cin­quecento per opera dei feudatari Carafa, i quali costruirono una cinta muraria con quattro porte: Mavilia, Scezzari, Cacovia, Falcone. Quella principale era la porta Mavilia, che si trovava all'inizio dell'attuale corso Lilio (oggi rimane un frammento dell'arco demolito). La seconda è detta Scezzari perché vi si sarebbe svolto uno scontro, in epoca non precisata, con soldati svizzeri (si trova in via Casoppero). La terza detta Cacovia si trova nel rione Valle, mentre l'ultima, la porta Falcone, di cui non rimane traccia, sorgeva nella parte bassa del paese, dove abitava la comunità ebraica. L'abitato (sulla cresta di un colle) si estende dal rione Portello (il più antico di Cirò) al rione Cannone; corso Lilio lo attraversa tutto. Sulla piazza principale si affaccia il castello Carafa e la chiesa matrice di S. Maria de Plateis.

 

LE PORTE DI CIRO’

Lungo la cinta muraria che circondava l'antico abitato di Cirò, si aprivano quattro porte: porta Mavilia, porta Scezzari, porta Cacovìa e porta Falcone. Della prima, principale porta d'accesso al paese, rimangono frammenti dell'arco demolito; essa sorgeva ove ha inizio l'attuale corso Lilio. Lungo via Casoppero, di fronte palazzo Teti, si erge la seconda porta, che prende il nome dai soldati svizzeri detti volgarmente "Scezzari", i quali dopo aver cinto d'assedio il paese per lungo tempo, alla fine vi irruppero. Situata nel rione Valle è la porta Cacovìa, che prende il nome dalla stretta e malagevole strada che bisognava percorrere per giungervi. Della quarta porta, quella di Falcone, che sorgeva nella parte più bassa del paese, un tempo abitata dagli Ebrei, purtroppo non rimane alcuna traccia, essendo stata completamente demolita. Le porte, nei secoli bui, venivano vigilate giorno e notte dai soldati che le sbarravano nei momenti di pericolo, anche se spesso i nemici riuscivano comunque ad irrompere nel paese ed a saccheggiarlo.

 

CHIESA DI S. MARIA DE PLATEIS (Matrice)

È nel cuore del centro storico. Secondo una tra­dizione non verificata, sul luogo in cui sorge era stata edificata (tra il XIII e il XIV secolo) una chiesa assai più piccola per opera degli abitanti fuggiti dalla Marina a causa delle incursioni saracene. Si crede che l'edificio in origine fosse dedicato a Santo Stefano.Nel corso dei secoli ha subìto numerosi rifaci­menti (anche in seguito ai terremoti). La costru­zione attuale fu iniziata per opera di Fer­dinando II di Borbone e terminata il 9 aprile 1843. La facciata principale è imponente. Elemento visivamente dominante sono senz'al­tro le quattro finte colonne su alto basamento che delimitano l'ingresso raggiungibile da una piccola scala. In alto il timpano con cornice sca­nalata. A sinistra il campanile cuspidato a pian­ta quadrata, su tre livelli, con orologio.L'interno, a tre navate, ha un transetto sormon­tato da una grande cupola affiancata, a destra e a sinistra, da altre due cupolette. Insieme for­mano una croce. Bello il soffitto a finti cassetto­ni di colore azzurro intenso. Un arco trionfale, sovrastato dall'antico stemma di Cirò, precede l'altare maggiore in marmo policromo che è: arricchito da puttini in marmo bianco. Sul davanti si nota un'elegante lastra marmorea con disegni floreali chiari su fondo scuro.Si segnalano, inoltre, due cappelle: quella del Sacramento alla fine della navata sinistra, interamente rivestita con marmi e mosaici (fu edifi­cata nel 1968, su progetto del professore Ugo Mazzei, a devozione dalla famiglia Conci); la cappella di Santo Stefano lungo la navata destra, caratterizzata da un altare in marmo policromo in cui è racchiuso un dipinto del martirio di Santo Stefano, opera di scuola napo­letana probabilmente attribuibile al pittore Basile (il pavimento è in cotto tipo "francesca­no").

 

CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE

Piccola cappella di semplice architettura priva di elementi di rilievo. Sul tetto svetta un cam­panile a vela con una campana. Il portale è ret­tangolare ed è preceduto da pochi gradini. L'interno mononavato presenta un soffitto rive­stito da tavole in legno affrescato. L'altare mag­giore a muro racchiude un dipinto raffigurante la Vergine con il Bambino e con a lato San Francesco.

 

CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA

Era un delle quattro parrocchie del paese (se ne ha notizia nel XVII secolo). L'edificio si trova in via Casoppero e vi si accede mediante una sca­linata. Il portale è rettangolare. La facciata è caratterizzata da un timpano aggettante che sembra retto da due paraste con capitello. In alto un corpo rialzato decorato con una finta balaustra. A destra svetta il campanile cuspidato a pianta quadrata. L'interno trinavato è scandito da archi. Sul soffitto della navata centrale campeggia un affresco di recente fattura raffi­gurante il battesimo di San Giovanni Battista. L'altare maggiore in marmo policromo presenta al centro, custodita in una nicchia, una statua del santo titolare.

 

CHIESA DI SAN CATALDO

A pochi passi da uno degli antichi ingressi alla città, porta Mavilia, sorge questa chiesa a una sola navata. Essa è dedicata a un monaco di ori­gine irlandese, Cataldo appunto, che divenne vescovo di Taranto. La datazione del manufatto religioso è incerta. La facciata presenta un por­tale rettangolare sormontato da una monofora circolare. L'interno mononavato custodisce l'altare a muro in marmo policromo con al centro il busto del santo titolare. L'altare è preceduto dalla mensa eucaristica. Lungo la parete destra dell'aula liturgica è visibile un crocifisso ligneo, mentre su quella sinistra è collocato un piccolo altare privo di ornamenti.

 

CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

È situata alla periferia di Cirò. Era nota anche come S. Maria del Casale e fu in parte ristruttu­rata intorno al 1730 per opera di Filippo Falco, un agente dei principi di Tarsia. Il Falco fece venire da Venezia il quadro che si trova sull'al­tare maggiore e che rappresenta Santa Maria delle Grazie. L'esterno, con copertura a capan­na, è semplice. L'interno è a due navate, la laterale è dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

 

CHIESA DEL PURGATORIO

Si trova fuori dal centro storico, nel rione Valle. Edificata e aperta al culto alla fine del XVII seco­lo, è una modesta costruzione a due navate in cui un tempo si celebravano i riti religiosi per i contadini che si recavano al lavoro.

 

CHIESA DI SANTA MENNA

Sita nel medesimo rione Valle, fu aperta al culto nel 1724. La facciata ha una linea sobria. Sul tetto a capanna si alza una cupola orientaleg­giante, che contiene la cella campanaria. L'altare maggiore è in marmo policromo ed è sovrasta­to da un imponente fastigio in muratura con colonne monoblocco terminanti con capitello. A1 centro una nicchia ospita la statua di Santa Menna. Diverse le statue custodite al suo inter­no tra le quali: Santa Rita, il Sacro cuore di Gesù, la Madonna del Carmelo e un Cristo ligneo.

 

CHIESETTA DI SAN LORENZO

È situata a pochi passi dalla porta Cacovia. La facciata è abbellita da un portale rettangolare in muratura con in alto una monofora circolare. Ai lati si notano due sagome di angeli.

 

CHIESA DI SAN GIUSEPPE

È poco più di una cappella questa chiesa di modesta architettura che si trova nel rione Valle. Vi si accede per mezzo di un portale ad arco. In alto è collocato il campanile a vela. L'aula litur­gica con soffitto a capriate lignee è abbellita da un altare a muro in marmo policromo con al centro il busto del santo. Lungo le pareti sono visibili medaglioni dipinti raffiguranti immagini sacre.

 

CHIESETTA DELLA CATENA (o Santa Maria della Mercede)

Sulla Provinciale Cirò-Crucoli si trova questa piccola struttura a capanna, con celletta campa­naria rialzata, in cui si credeva fosse nascosto un tesoro. I cirotani ancora raccontano un epi­sodio curioso "legato' a questa leggenda. Nei primi anni del '900 pare sia arrivata in paese una vecchia, cieca e dotata di poteri magici, che trovò ospitalità presso la casa del prete. La donna riuscì a convincere il religioso dell'esi­stenza del tesoro ed un giorno, all'alba, si reca­rono insieme in chiesa per cercarlo. La ricerca, tuttavia, non ebbe buon esito ed il prete si attirò la derisione di tutta la popolazione e venne sol­levato dall'incarico. La Madonna della Catena, a cui è intitolata la cappella, era invocata dai familiari dei prigio­nieri in mano turca.

 

CHIESA DI S. NICODEMO (casa natale del Santo)

In via Casoppero c'è la casa natale di S. Nicodemo. È un edificio modesto, composto da un unico ambiente che contiene al centro un altare a muro in marmo policromo sormontato dalla statua del santo. Pare che al suo interno, dove tra l'altro sono custodite le reliquie, siano ancora visibili le impronte della mano di Nicodemo giovinetto. Sul portale rettangolare c'è una targa ricordo.

 

CHIESA DELLA MADONNA DI POMPEI

Piccola chiesa in località S. Elia. L'edificio sacro non presenta elementi architettonici di rilievo. Ha una struttura a capanna con una croce in ferro sovrastante.

Vicinissimi a questa struttura ci sono i ruderi di un'antica chiesetta di Sant'Elia dove un tempo, secondo il racconto, si recavano in processione le ragazze vergini per chiedere la pioggia durante i periodi di siccità. Le giovani arrivava­no con la bocca piena d'acqua che poi versava­no ai piedi della chiesa recitando una preghiera: «Facci grazzi Sant'Elia, comi jiè fazzu vagnari a ttia, tu fa vagnari a mmia» (Facci la grazia Sant'Elia, come io ti bagno, tu bagna me).

 

I conventi

La cittadina, agli inizi del Settecento, ospitava quattro ordini religiosi regolari. Il seicentesco convento dei Cappuccini è all'ingresso del paese, inglobato nel cimitero (per esigenze di allargamento degli spazi cimiteriali non ne rimane quasi più niente); il convento dei Riformati si trovava (fin dal 1613) in località Cappella (anche di questa struttura rimangono scarsi ruderi); il convento dei Minori Conventuali di S. Francesco d'Assisi, di cui non resta alcuna traccia, sorgeva tra l'attuale cimite­ro e la località Donna Pipa (istituito sin dalla seconda metà del Trecento, era il più antico); il convento dei Minimi di San Francesco di Paola, l'unica struttura sopravvissuta, è attualmente di proprietà della famiglia Siciliani.

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